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Dono di Natale


di Cinzia Fiore Ricci


- Ciao Giovanni, a domani. -

Il barista la salutò alzando una mano per poi stamparsi sul viso il suo solito sorriso sciocco ma sincero. Ormai Silvia si era abituata a tutto, agli autobus troppo pieni, ai clienti esigenti e spilorci, e al cappuccino dal sapore bruciato con cui iniziava le sue giornate sempre uguali. Dopo il divorzio dal marito, avvenuto due anni prima, Silvia si era lasciata trasportare dalla vita, dagli eventi, cadendo in una sorta di apatia che non le permetteva più di provare nessun tipo di emozione. Si accingeva a iniziare una delle sue insignificanti giornate, rese infernali in quel periodo natalizio dalla frenesia e il falso buonismo della gente. Era la vigilia, ancora un ultimo sforzo pensò, e poi si sarebbe potuta rilassare e terminare quel giorno con la magra consolazione di potersi tranquillamente ingozzare di fritti e dolci a casa dei suoi, insieme ai figli, alle sorelle e ai nipoti. Non le importava più di essere bella e attraente, mangiava quello che le andava e vestiva con la sola esigenza di coprirsi, ma nonostante la poca cura che aveva per sé, era una bella cinquantenne dalle forme proporzionate.

- Ahi! –

Immersa nei pensieri, non si accorse dell’uomo che le andò addosso. Silvia perse l’equilibrio e si ritrovò a terra.

- Signora mi scusi! –

Che vergogna trovarsi in quella situazione, con le chiappe doloranti, sotto gli occhi dei clienti del bar che non persero occasione di gettare un occhio alle sue gambe scoperte. Alzò il viso in alto, infuriata, pronta a dirgliene quattro, ma appena lo vide i suoi occhi si sgranarono in segno di stupore.

- Claudio! –

- Silvia, ma sei proprio tu! -

Quanti anni erano passati, forse trenta? Claudio era stato il suo fidanzato per due anni ai tempi dell’università, si erano amati molto, giovani e spensierati volevano cambiare il mondo, e man mano che il tempo passava, era stato il mondo a cambiare loro. Si lasciarono quando lui partì per Milano, insieme ai genitori, addio ai viaggi che avevano progettato insieme, addio giovinezza e sogni di gloria.

- Ti aiuto ad alzarti. Ti sei fatta male? Ti prego scusami. – le disse ancora mortificato.

- Mi fa male il sedere, e poi non sono più la ragazzina agile che conoscevi. Domani mi sentirò tutta rotta. -

Claudio le sorrise e lei scoppiò in una fragorosa risata.

- Di tutte le persone che potevo incontrare non avrei mai pensato a te. Come mai da queste parti? Non abitavi a Milano? –

- Sono tornato dieci anni fa, dopo la fine del mio matrimonio. -

- Anche tu! Io sono separata da due anni. –

Claudio abbozzò un sorriso e fece spallucce.

- Posso offrirti qualcosa? Così parliamo. – le chiese lui .

- Devo aprire il negozio, sono in ritardo. -

- Peccato – le disse lui, stringendo le labbra. - Finisco per l’ora di pranzo, se non hai impegni puoi raggiungermi in negozio e magari mangiamo qualcosa insieme. -

Magari – le rispose, accennando il suo solito sorriso da mascalzone di cui si innamorò tanti anni prima.

Nonostante i capelli brizzolati e la pelle venata da qualche ruga era sempre molto affascinante e il cuore di Silvia prese a battere improvvisamente, facendole arrivare il sangue a fior di pelle, colorandole le guance. Quel rossore non sfuggì a Claudio, che felice di quella reazione, ne approfittò per darle un bacio a un angolo della bocca.

- Allora a dopo. – le sussurrò, per poi allontanarsi voltandole le spalle.

Silvia trascorse la mattinata a guardare l’orologio, servì i clienti con la testa tra le nuvole e uno stormo di farfalle che le svolazzavano nello stomaco e che le resero stranamente euforica, come non lo era più da tempo. Pensava sempre a lui, a quel bacio, a come l’aveva fatta sentire. Si sistemò i capelli, ardua impresa, poteva andare qualche volta dal parrucchiere pensò. Prese la borsetta con i pochi trucchi che usava e con le mani tremanti cercò di darsi un’aria meno trascurata. Mancavano dieci minuti all’una quando lo vide sulla soglia, immobile, con lo sguardo sognante e fisso su di lei. Provò imbarazzo, ma anche compiacimento, e gli sorrise, come quando era ragazza, arricciando il naso e strizzando gli occhi.

- Sono in anticipo lo so. -

- No no, entra, non c’è nessuno, tra poco chiudo. -

Claudio si avvicinò e le diede un bacio sulla guancia. Quanta emozione in un solo bacio, legati a ricordi lontani, fatta di sogni, speranze e vita. Si guardarono profondamente capendo lo stato dell’altro. Nulla era stato dimenticato, e in un solo attimo, la passione che li legò anni prima tornò dirompente, avvolgendoli e facendoli trasportare l’uno verso l’altro. Claudio l’abbracciò, la baciò avido imprigionando le sue labbra tra i denti, le morse strappandole piccoli gemiti che morirono nella sua bocca. Il suo alito caldo lo fece incendiare e spinto da una voglia incontrollabile fece scendere una mano sul suo seno, lo strizzò sospirando e guardò il suo viso ancora bello tramutarsi in lussuria.

- Ti voglio Silvia, non sai le volte che ti ho pensato. -

- Claudio . . . –

Si toccarono facendo scivolare le mani lungo il corpo, si spogliarono accecati dalla voglia di prendersi.

- Aspetta, fammi abbassare almeno la serranda. – le disse lei felice, eccitata, pronta a gettarsi nelle sue braccia.

E mentre l’oscurità avvolgeva il piccolo negozio di abbigliamento man mano che la serranda veniva abbassata i loro occhi si cercarono illuminati da una luce antica. Claudio le si avvicinò e senza staccarsi dai suoi grandi occhi neri le infilò una mano sotto la gonna sgualcita, sfiorò l’interno delle sue cosce risalendo verso il centro della sua femminilità, immerse le dita nella sua fica calda e umida dove in passato mille e più volte aveva trovato un dolce paradiso fatto di piacere e felicità.

- Oh Claudio! – sospirò Silvia chiudendo gli occhi, per lasciarsi andare alla magia di quel momento.

Era lei la donna della sua vita, quella che avrebbe dovuto sposare, l’unica che lo capiva, lo incendiava e lo completava. L’aveva cercata più volte una volta tornato a Roma, senza ottenere risultati, ma in quel giorno, dove i doni sono il simbolo dell’amore, forse la vita aveva deciso di fargli un bel regalo. Liberò il suo uccello già eretto ansioso di entrarle dentro, e quando la penetrò riempiendola tutta, la sentì abbandonarsi completamente. Si perse nel tepore confortevole del suo corpo, lo riconobbe all’istante, trasportandolo indietro nel tempo, alla sua gioventù, quando si sentiva invincibile, quando tutto era possibile, e si emozionò. Quando lei venne pochi minuti più tardi, il suo orgasmo lo travolse, come un treno in corsa, facendolo capitolare, e svuotarsi dentro di lei, fu come perdere una vita ormai vuota e ritrovarne una nuova, fatta di sapori lontani. La sentì urlare e piangere, per poi ridere, come una scema, una pazza, che non credeva più a niente, e lui, era riuscito a rompere quella corazza dove aveva vissuto per lungo tempo, facendola in mille pezzi, e far tornare alla luce la meravigliosa creatura che aveva amato.


Silvia passò un’allegra vigilia di Natale, mangiò con appetito e brindò ridendo con tutti i suoi familiari. I suoi occhi brillavano di luce nuova, la sua pelle radiosa colpì i presenti che non persero occasione di farglielo notare.

- Sei particolarmente bella e felice stasera. Cosa ti è successo? – le chiese la sorella.

- Sto bene. – rispose lei, semplicemente, con gli occhi sognanti, ancora persa nei ricordi di quel pomeriggio.

Il cellulare che teneva sul tavolino squillò e quando riconobbe il numero di lui scattò dalla sedia.

- Scusate – disse alzandosi dalla sedia per andarsi a rinchiudere in bagno.

- Chi ti chiama a quest’ora? – chiese l’anziano padre, che non ottenendo risposta alzò le spalle per poi riempirsi di nuovo il bicchiere di vino.

- Ciao . . . – gli sussurrò lui dall’altra parte del telefono.

- Sei solo? –

- Ora si, sono stato dai miei, ora vivono vicino a me, ma ora sto a casa e avevo voglia di sentirti. -

- Non passi il Natale con i tuoi figli? –

- Starò con loro a Capodanno, ma tornerò la sera del primo. Ora ho un valido motivo per tornare a casa. –

Silvia sorrise e pensò a quanto era strana e imprevedibile la vita.

- Ti va di venire qui domani? I miei sarebbero felici di rivederti, ti volevano un gran bene. – gli chiese lei.

- Anche io ne sarei felice, chissà cosa diranno... -

- Che Babbo Natale quest’anno mi ha fatto un bel regalo, mi ha donato di nuovo il tuo amore. -



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